L’articolo del professore Paolo Ricci pubblicato sul quotidiano Corriere del Mezzogiorno
Come già notato, anche con l’editoriale dello scorso 8 gennaio dal titolo “La nostra Accademia della Pace”, ciò che si sta realizzando a Napoli da diversi mesi intorno al tema della pace ha qualcosa di veramente straordinario. Non si può non continuare a seguire con estremo interesse la rivoluzione che, per iniziativa del Cardinale Don Mimmo Battaglia, è ormai partita, coinvolgendo l’intera Arcidiocesi, l’Arciconfraternita dei Pellegrini e, più di recente, anche il Comune di Napoli. Tale ultimo sostegno, tra l’altro, può assumere un significato peculiare se si riflette sullo sviluppo economico che la città sta vivendo e sulla necessità di accompagnare, ma potremmo dire anche “bilanciare”, ogni iniziativa di crescita economica e materiale con azioni che possano interrogarci sulle piaghe dell’esistente, sul disorientamento collettivo, che spesso imperversa, sulla pervasività sociale della violenza, mai assente dalla cronaca.
L’obiettivo posto dalla Arcidiocesi napoletana è chiaro: trasformare le coscienze, educandole alla pace e alla non violenza, dialogando e ragionando con tutti, alimentando il confronto, modificando i linguaggi, aiutando a discernere, aprendo all’altro la nostra quotidianità, promuovendo “nella città, con la città e dalla città” di Napoli una formidabile infrastruttura immateriale: la Pace. Il Premio Internazionale “Pellegrini di Pace”, con la sua carica anche fortemente simbolica, disvela la testimonianza e con essa il valore dell’esempio e della ricerca della cura, richiamando ad una mobilitazione non esclusivamente culturale. Il Premio conferito allo scrittore David Grossman, il primo febbraio, e alla regista Kaouther Ben Hania, il 16 giugno, appartengono ad una grande visione di fondo: la Pace ha i suoi pellegrini e il suo pellegrinare, la strada è impervia ma percorribile. Ognuno di noi è utile per renderla meno complessa, confortando e spronando. Il Premio è parte di una architettura più ampia che sedimenta esperienze, idee, confronti, e che va compiendosi gradualmente, proprio come un viaggio, passo dopo passo, non tanto verso la Pace ma dentro la Pace, costruendola giorno per giorno, pezzo per pezzo, suggestione per suggestione. Tante le iniziative realizzate, iniziative che condurranno al primo Festival, che potrà avere proprio il sapore del primo anno di una Accademia, come volle suggerirla per Napoli Aldo Masullo; per dibattere sul tema della Pace tenendo vivi tutti i percorsi possibili, per affermare e diffondere una solida e stabile cultura contro ogni violenza e ogni forma di sopraffazione.
Il Festival si realizzerà a valle di un’attività di preparazione durata oltre un anno con la quale è stato provocato e avviato il confronto cittadino in molti luoghi. Chi lavora per il Premio, mi onora far parte del consesso, ha individuato al suo interno diversi ambiti di osservazione e di riflessione (arti visive, cittadinanze, diritti, storie, religioni, solo per citarne alcuni) attraverso i quali elaborare e proporre “idee pellegrinanti”. E il Festival, che si arricchirà di workshop, convegni, dialoghi pubblici, presentazioni di libri, concerti, performance artistiche e laboratori didattici, diventerà l’insieme delle dimensioni ideali per tracciare forme e contenuti di una Pace vissuta, non solo narrata o celebrata. “Terra”, il tema scelto per la prima edizione, rappresenta senza dubbio una enorme opportunità per situare il Festival. In questa direzione, la terra come pianeta ci ricollega ai grandi temi sulle origini del creato, sulla cura che dovremmo e sui dilemmi, filosofici e religiosi, che accompagnano l’umanità. Le guerre sono sempre fonte di distruzione e ci allontanano dal creato e dall’universo. I conflitti violenti sono inconciliabili con qualunque principio di sostenibilità planetaria. La terra come fonte di vita ci riconnette alle questioni sempre più emergenti del cibo, dell’acqua, della povertà, della distribuzione della ricchezza e della capacità di sopravvivenza. Le guerre impoveriscono interi territori e causano l’eliminazione delle fonti di approvvigionamento alimentare, cambiando radicalmente il volto fisico ed economico di intere aree e popolazioni. L’economia circolare e l’economia solidale possono contribuire a dare risposte positive. La terra come materia, come elemento essenziale dell’umanità, fa i conti con i conflitti: la storia e i grandi mutamenti che l’umanità ha attraversato è anche storia e cambiamenti di materia. Le diversità territoriali ed ecologiche, normalmente immaginate fuori dalla volontà umana, sono state fortemente condizionate e trasformate dalle guerre. Pacificare, ricondurre la vita al centro, costituisce un bene prezioso. La terra come luogo ci rinvia alle stesse diversità culturali che affondano le loro radici anche in diversità geografiche, ogni mutamento dei luoghi indotto dalle guerre diventa trasformazione sostanziale. In questa prospettiva emergono argomenti complessi che toccano questioni giuridiche, soprattutto nella definizione di spazio e di limite, e di città e di cittadinanza. Napoli, città ibrida, come ibrida è la natura della Pace, con il Premio Internazionale e con il Festival che verrà, potrà diventare la capitale della Pace e guidare quel mutamento della coscienza individuale e collettiva che non va atteso ma incontrato, vissuto in tutte le sue occasioni.