Don Mimmo Battaglia e il Nobel Muhammad Yunus per il Distretto dell’innovazione sociale del Mediterraneo
Un incontro che ha unito due testimonianze diverse ma convergenti dell’impegno per la pace: quella dell’Arcivescovo Metropolita di Napoli don Mimmo Battaglia e quella di Muhammad Yunus, economista bangladese e Premio Nobel per la Pace nel 2006. La loro presenza, fianco a fianco, alla firma dell’accordo che dà vita al Distretto dell’Innovazione Sociale del Mediterraneo, ha restituito all’iniziativa un significato che travalica l’economia: quello di un patto tra istituzioni, fedi e visioni del mondo accomunate da un’unica convinzione, cioè che la pace si costruisca anche attraverso il lavoro, la dignità delle persone e la giustizia sociale.
È qui, nella sede della Fondazione Quartieri Spagnoli, che è stato sottoscritto l’accordo tra lo Yunus Center di Dhaka e quattro imprese sociali di Napoli, Potenza e Palermo, alla presenza del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, dell’assessora alle Politiche Sociali del Comune di Potenza Anna Grieco, in rappresentanza del sindaco Vincenzo Telesca, e del cardinale Battaglia. Nasce così il primo Distretto italiano ispirato al modello del Social Business, la forma di impresa che valse a Yunus il riconoscimento di Oslo e che oggi trova nel Mezzogiorno un terreno di sperimentazione inedito: non più territori da assistere, ma comunità capaci di generare da sole economia, lavoro e servizi.
Il cambio di paradigma è al centro della visione che l’economista bangladese, fondatore della Grameen Bank e conosciuto come «il banchiere dei poveri», ha portato in dote a Napoli. Un modello d’impresa che utilizza gli strumenti del mercato ma ne ribalta la logica: gli investitori recuperano il capitale iniziale, ma gli utili restano dentro l’impresa per creare nuovi posti di lavoro, servizi e ulteriore sviluppo sociale. «Le comunità svantaggiate non dovrebbero essere considerate solo come luoghi di bisogno o dipendenza, ma come laboratori di creatività, iniziativa e potenziale umano inespresso» ha dichiarato Yunus, aggiungendo che «l’impresa sociale può contribuire a liberare questo potenziale, consentendo alle persone, soprattutto giovani, donne, immigrati e comunità vulnerabili, di diventare creatori di soluzioni, anziché destinatari passivi di assistenza».
A coordinare il percorso sarà FOQUS, che mette a disposizione l’esperienza di oltre dodici anni di lavoro nel cuore di Napoli: dal 2014 l’ex Istituto Montecalvario è diventato un ecosistema di scuole, imprese sociali, servizi sanitari, welfare, cultura e formazione che oggi occupa circa 660 persone e accoglie ogni giorno migliaia di bambini, famiglie, studenti e cittadini. Accanto alla Fondazione opereranno il consorzio Genera – 3ZERO, l’impresa sociale Dalla Parte dei Bambini, la Fondazione City of Peace, Per Esempio ETS, Altroverso e altri partner pubblici e privati che entreranno progressivamente nella rete. «Il Distretto mette insieme imprese che stanno già praticando i sette principi di Yunus e si unisce agli Yunus Center nel mondo per aumentare esponenzialmente questo impatto e porre la propria strategia in una rete mediterranea e internazionale» ha spiegato Renato Quaglia, direttore di FOQUS, mentre la presidente della Fondazione, Rachele Furfaro, ha aggiunto che «vogliamo costruire un laboratorio permanente in cui le organizzazioni sociali di città diverse imparano reciprocamente, sperimentano, dimostrano che sviluppo economico e impatto sociale possono essere risultati di uno stesso processo e contribuire così a trasformare i territori».
Napoli, Palermo e Potenza non daranno vita a tre progetti separati, ma a un unico percorso condiviso, fatto di metodi, competenze e formazione comuni: le conoscenze maturate in ciascun territorio diventeranno patrimonio di tutti, in un rapporto non di reciproca assistenza ma di reciproco apprendimento. Il primo programma operativo prevede la nascita di quattordici nuove imprese sociali, promosse soprattutto da giovani, donne e persone in condizioni di fragilità: a Napoli, nei Quartieri Spagnoli, troveranno spazio tra l’altro una manifattura del cioccolato gestita da giovani con autismo, sindrome di Down e disturbi psicotici, un sistema di sanità di prossimità con telemedicina e una lavanderia e sartoria sociale affidata a donne immigrate; a Potenza il Distretto accompagnerà il progetto Housing First con nuove imprese promosse dagli stessi beneficiari del programma; a Palermo nascerà un ecosistema di imprese educative e sociali nei quartieri di Borgo Nuovo, Sperone e Albergheria, con il coinvolgimento di partner internazionali come RFK for Human Rights, l’Instituto Cervantes e la Bologna Children’s Book Fair.
L’accordo prevede inoltre il distacco di due esperti dello Yunus Center di Dhaka presso il Distretto, la costituzione di un Social Business Fund internazionale dedicato in particolare all’imprenditoria giovanile e femminile, programmi permanenti di accompagnamento alle nuove imprese e la sperimentazione di modelli dedicati anche ai temi delle migrazioni. Ma è l’immagine dell’arcivescovo di Napoli accanto al Nobel per la pace a restare impressa: due autorità morali, l’una religiosa e l’altra laica, che si incontrano per affermare insieme che la pace non è soltanto assenza di conflitto, ma costruzione quotidiana di giustizia, lavoro e dignità per chi vive nei margini. È in questo incrocio, tra il chiostro di un ex istituto dei Quartieri Spagnoli e la voce di due uomini che hanno fatto della pace la propria missione, che il Mezzogiorno prova a proporsi come laboratorio d’Europa.